martedì 22 gennaio 2013

J’accuse del 21/01/13 Lettera al presidente Obama

Anzitutto ci rallegriamo tutti della sua seconda elezione e le facciamo signor  presidente Obama i nostri migliori auguri.
La sua conferma alla Casa bianca avviene in un’epoca caratterizzata dalle crisi economiche e politiche: crisi di sistemi che hanno bisogno di riforme e di adattamenti alle nuove esigenze e sfide e su di lei signor presidente vengono depositate le speranze non solo del popolo americano, ma dell’intera nostra umanità dato il peso e l’importanza che il vostro paese svolge nelle relazioni internazionali sin dalla seconda guerra mondiale. Noi gli chiediamo perciò, che il mondo ha bisogno di una svolta epocale, svolta che si deve tradurre  nel rimettere l’uomo al centro dei processi sociali, economici e politici, così come questo disegno fu concepito nelle menti dei padri fondatori della costituzione americana, quella francese e quelle successive che si sono ispirate a queste ultime. La società degli uomini e tutti i valori conquistati in secoli di lotte e di sacrifici, non può essere svenduta all’asta o nei mercati finanziari. Gli chiediamo altresì di ripristinare il primato dello Stato di diritto sia nei paesi del nostro Occidente dove i mercati finanziari lo stanno smantellando, creando così un nuovo medioevo, e quindi un azzeramento di tutti i diritti conquistati, sia nei paesi dell’Asia, America latina e centrale e dell’Africa che vivono ancora sotto dittatura. Non vogliamo enumerarli perché sono tanti e l’America può fare qualcosa per queste masse oppresse ( non solo armando gli uni contro gli altri come avviene in Siria),  che hanno fame e sete di libertà e d’uguaglianza. Lei oggi ha giurato su due bibbie: una è quella appartenuta al presidente Lincoln, colui che ha capito che la schiavitù e l’apartheid erano un male terribile di cui bisognava affrancarsi ad ogni costo, pur di fare la guerra contro coloro che rifiutavano di abolirle. La seconda bibbia è quella appartenuta al leader nero Martin luther King, ossia colui che a sua volta lottò per portare in avanti la battaglia fatta un secolo prima da Lincoln: la battaglia della dignità e dell’uguaglianza degli uomini di colore che le forze fasciste e conservatrici osteggiano. Ma sappiamo bene la povertà non ha colore.
Noi, oggi gli chiediamo di continuare questa battaglia in America e altrove, perché occorre riformare i sistemi economici, finanziari, cioè  il modo di funzionamento del sistema capitalistico, che arricchisce ormai i ricchi e impoverisce i poveri. A nostro avviso ci deve sempre lasciare aperta la mobilità tra le classi sociali. L’uomo non può essere abbandonato a sé stesso. Il magico ascensore diremo poeticamente, deve sempre esistere. Sennò il sogno americano, direi umano smetterebbe d'esistere. Questo richiede un intervento ridistribuire e generatore di opportunità. Tale funzione spetta allo Stato ..., a qualunque Stato nazionale. Perciò non occorre indebolire gli Stati nazionali ma darli nuovi strumenti per agire nei periodi di crisi : basti pensare alla teoria keynesiana e alla necessità e utilità dell’intervento pubblico dell’economia, senza la quale gli Stati Uniti d’America non sarebbero mai usciti dalle crisi. Noi siamo fiduciosi che lei signor presidente saprà interpretare le speranze del popolo americano e magari quelle dell’umanità. Noi sappiamo che questa missione non è facile,  che il congresso osteggia la sua politica che le loby la ostacolano, che alcuni paesi si oppongono, ma lei è la speranza, lei non dovrà tradire coloro che attendono impazienti di sentire da lei quella parola d’ordine: SERVE UN CAMBIAMENTO DI ROTTA, UNA SVOLTA EPOCALE.

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Hamid Misk, scrittore.

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