giovedì 25 luglio 2013

J’accuse sugli sviluppi in Egitto del 12/ 10/ 2011

La nota qui sotto risale a due anni fa.
Era una mia puntuale e oggettiva analisi della situazione egiziana.
Come vedete tutto è andato degenerando: L'intervento della Nato in Libia. Lo scoppio della guerra- internazionale- e direi non civile- della povera Siria( l'avevo già chiamata una volta la guerra civile spagnola del mondo arabo-  ed infine il golpe dei militari egiziani o la contro-rivoluzione egiziana sostenuta dall'Occidente e dalle monarchie del Golfo. ( E chi sa: temo che la rivoluzione tunisina farà la stessa fine di quella egiziana, facendo scoppiare anche li una guerra tra conservatori e laici. Che cosa possiamo capire da questi sconvolgenti sviluppi? una sola cosa s'impone: il rifiuto dell'occidente a trattare con i partiti conservatori d'ispirazione islamica,  ovviamente non affini alla sua ideologia e contrari al mantenimento dello status quo politico ed economico instaurato dalle cancellerie occidentali nel medio-oriente e in nord-Africa.



J’accuse sugli sviluppi in Egitto del 12/ 10/  2011

Attenzione, si trama sotto le quinte per trasformare la primavera e l'esemplare rivoluzione egiziana in una guerra civile inter-religiosa e in un bagno di sangue.  Le motivazioni?
Sono semplici:
Un Egitto autorevole e libero in Medio - oriente, accanto alla Turchia di Erdogan, ormai sempre vicina al mondo arabo, ed in  rotta di collisione con Israel, a seguito dell'attacco sferrato contro la sua flottiglia di pace e del rifiuto europeo di integrarla nell'U.E. potrebbe accentuare l'isolamento dello Stato ebraico e  dar luogo ad una destabilizzazione dell'intera area del medio oriente.
I prossimi giorni ci sapranno dire se gli egiziani, guidati dalla loro istituzione militare sapranno salvaguardare le conquiste della loro rivoluzione e ritornare ad essere la nazione guida del mondo arabo.

Difatti le nuove mire neo coloniali di Francia ed Inghilterra in Libia ci fanno tornare molto addietro nel passato quando il leader egiziano Nasser volle nazionalizzare il canale e queste ultime lo minacciarono di guerra. Ci volle l'intervento dell'allora Unione sovietica perché facessero un passo indietro e si consentisse tale nazionalizzazione. Oggi, il mondo arabo è diviso ed in preda agli appetiti delle potenze europee, che col pretesto della libertà e della democrazia, s'ingeriscono negli affari interni di tali paesi per riaffermare, rivaleggiando tra di loro, come è capitato in Libia, i loro interessi strategici.

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Hamid Misk, scrittore.

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