giovedì 13 marzo 2014

J’accuse del 13/03/14 sull’Italicum.




Come sappiamo la legge elettorale è stata approvata finora dalla sola Camera dei deputati. Ma perché diventi una legge della Repubblica italiana occorre che venga approvata anche dall’altra Camera: il Senato, appunto. Questo bicameralismo perfetto fu introdotto dai padri costituenti, i quali volendo prevenire altre dittature e tragedie al paese, decisero allora di conferire ad entrambi le camere poteri uguali. Le ragioni storiche e politiche di questa scelta erano ben comprensibili e accettabili allora. Ora si vuole cambiare quest’assetto costituzionale, appunto perché la modernità e la gravità delle problematiche che si pongono davanti al paese, impongono che le decisioni siano rapide ed efficaci. Io mi trovo perfettamente d’accordo ad abolire il bicameralismo perfetto e a trasformare il Senato in una Camera con poteri consultivi e propositivi. Il paese Italia ha bisogno di riforme vere e soprattutto profonde. Ma questa profondità e verità non si riscontra assolutamente nel testo della legge elettorale varato dalla Camera dei deputati. Il fatto che la nuova legge non consente ai cittadini di scegliere i loro rappresentati e quindi scarta la possibilità delle preferenze, ci ripiomba dritto nel porcellum. La verità è che i partiti non vogliono mollare i loro privilegi. Sarebbe troppo rischioso per loro mandare al parlamento nazionale, ossia, come si vuole riformare: all’assemblea nazionale italiana, mutuando la terminologia dalla letteratura politica francese, gente libera, audace e combattiva. Si vuole, in verità, continuare a governare il paese con il classico metodo del bastone e la carota: deputati obbedite al vostro partito o il partito vi escluderà e non vi farà eleggere un’altra volta. Vergogna! Non sono affatto d’accordo, è un’offesa alla dignità degli uomini. Tra l’eletto e l’elettore, nelle autentiche democrazie, ci deve sempre stare un ponte di fiducia e di comunicazione. Quando esso è assente, tali presunte democrazie, come si sta cercando di fare, sono proprio, e non esiste un altro termine per definirle, delle vere pseudo democrazie.

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Hamid Misk, scrittore.

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