sabato 20 dicembre 2014

J'accuse sui pescatori indiani uccisi

La lotta al terrorismo e alla pirateria internazionale ha comportato dei danni collaterali: non vorrei ricordare quello che i droni senza pilota causano in continuazione alle popolazioni civili, nello Yemen, in Afganistan, in Iraq, in Siria, e si vuole anche estendere questa pratica nel mediterraneo; in Libia dov'è in corso una guerra civile. La triste vicenda dei Maro italiani, latore e Girone, s'inserisce in questa lotta contro il Terrorismo internazionale e la pirateria. L'uccisione dei due pescatori indiani è un fatto spiacevole, ma non venne premeditato dai soldati italiani ed è questo il cavillo giuridico, e l'attenuante direi, che  potrebbe aiutare a risolvere questa faccenda tra l'India e l'Italia. E' un fatto che non si ripeterà mai più, conoscendo gli italiani. Gli americani continuano però indisturbati ad uccidere senza processo i loro presunti nemici.
Vorrei terminare invitandovi a riflettere sul fatto inverso: cioè se i pescatori uccisi fossero italiani e i soldati che hanno sparato fossero indiani: sarebbe successo un casino che non finisce più...
Cerchiamo di rispettare gli esseri umani a prescindere dalla loro nazionalità, dal loro colore della pelle, dalla loro religione, ed in questo senso che va anche la mia solidarietà umana ai pescatori indiani uccisi e alle loro famiglie. Questo spiacevole fatto è il frutto amaro di un errore e come tale le autorità indiane devono fare prova di magnanimità e di perdono e rilasciare i due soldati italiani. Gli italiani sapranno come indennizzarli e creare da questo incidente una grande opportunità di cooperazione tra i due paesi.

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Hamid Misk, scrittore.

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