domenica 7 dicembre 2014

J’accuse sul senso morale delle parole da Che Guevara a Papa Francesco




Una volta avevamo ben altre icone, ben altri simboli ed erano questi simboli ad ispirare le lotte politiche e sociali in tutto il mondo. Questi simboli esistono ancora e nessuno li ha cancellati, ma qualcosa nel frattempo è cambiato nel cuore e nella mente degli individui e delle collettività. Qualcosa che ha fatto sì che si tralasciassero lotte sacrosante, che si abbandonassero speranze e sogni di riscatto e di rivalsa. Il  mondo, insomma, in un colpo ha fatto mille passi indietro in nome del liberismo economico, della supremazia dell’individuo sugli interessi delle collettività; in nome di una selvaggia e iniqua mondializzazione dei mercati, e la cosa più grave è che si sta facendo passare questa era che io definerei il nuovo “moderno medio-evo”, come una riconquista della libertà, come una vittoria del capitalismo selvaggio contro il “socialismo dal volto umano”, mai esistito, ma da creare ancora ovviamente e direi come una sconfitta della moralità e dello Stato dei diritti contro l’immoralità galoppante, l’egoismo sfrenato degli individui e degli Stati nazionali contro il bene supremo delle Comunità sovranazionali e quello più alto ancora quello dell’intera umanità. Oggi noi, tutti noi, a prescindere delle nostre identità e delle nostre appartenenze religiose, sociali, culturali e nazionali, abbiamo bisogno di farci nuove domande sulla nostra vita e sul nostro futuro: abbiamo bisogno certamente di nuovi slanci per affrancarci dal male e dai problemi che quest’era ci ha afflitto. Direi, infine però, che la prima rivoluzione da compiere deve avvenire dentro di noi, perché se noi non mutiamo il nostro essere e i nostri comportamenti, le cose della nostra vita destinati ad aggravarsi.

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Hamid Misk, scrittore.

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