lunedì 15 dicembre 2014

J’accuse sulla libertà di Stampa in Turchia. Analisi della situazione politica.



Qualche anno fa la Turchia fece domanda per entrare a far parte dell’Unione Europea. Molti degli autorevoli paesi membri fondatori di tale Unione come la Germania, l’Italia, la Spagna…, erano favorevoli a tale adesione, perché ci videro un beneficio politico, economico, culturale e antropologico per l’intera Europa- qualcuno diceva allora che il mercato comune europeo non doveva essere chiuso e riservato ai soli paesi cristiani d’Europa, ed io ero tra quelli che la pensavano così-, altri, però, come la Francia, l’Olanda e l’Austria ci avvertirono una minaccia politica, religiosa- e implicitamente direi razziale,  di conseguenza l’adesione della Turchia avrebbe causato una destabilizzazione della già fragile Unione. La domanda della Turchia venne rigettata dalla commissione, perché bastava un solo veto di un paese membro perché venisse rifiutata. Così il governo di AnKara incomincio una nuova era rivolgendosi verso altri mercati e direi in questo senso, la primavera araba gli offrì la l’opportunità di ritornare ad influenzare, e direi con le mie parole ad ingerirsi, negli affari dei paesi arabi come la Libia, dove l’abbiamo visto agire attivamente a soccorso degli insorti libici e soprattutto in Siria dove all’inizio della guerra civile i mercenari venivano addestrati e armati proprio in territorio turco. Questo tentativo di risuscitare l’Impero ottomano, direi, si scontra apertamente contro gli interessi dei paesi arabi emergenti come l’Egitto, l’Arabia Saudita e soprattutto contro lo status quo politico della regione medio - orientale designato dalle potenze  coloniali europee e dalla Russia. Se qualche settimana fa la proposta della Turchia riguardo alla creazione di una zona smilitarizzata in territorio siriano, dichiaratamente per proteggere i profughi, ma indirettamente non si sa a quali fini politici, non venne accolta in seno dell’alleanza atlantica, questo ha costituito un’altra volta un altro schiaffo degli occidentali ai turchi. Ora,, oltre la delicata e irrisolta questione curda, oltre alla immaturità della democrazia turca e alla mancanza di libertà e alle violazioni dei diritti umani, oltre alla non meno importante questione di Cipro, si è aggiunta ieri l’ondata di arresti dei giornalisti e del direttore di uno dei maggiori quotidiani turchi Zaman. Il presidente della Repubblica Erdogan mette il bavaglio e punisce i suoi oppositori.
La Turchia fa un passo indietro verso l'oscurantismo e la dittatura. Aveva ragione qualche anno fa l’Europa di rigettare la domanda della Turchia: il Club cristiano dei paesi europei, così venne definito allora, aveva visto bene, nonostante le buone ragioni di un mercato multi-entico, multi-religioso e direi con una parola che mi piace cosmopolita.


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Hamid Misk, scrittore.

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