mercoledì 7 gennaio 2015

J’accuse del 07/01/14 sull’attentato contro il giornale Charlie a Parigi.


                                                                              

Qualche anno fa un importante esponente del mondo politico italiano esibì in pubblico  una vignetta satirica sul profeta dell’Islam Mohammed, adirando i mussulmani di mezzo mondo. Egli, a mio avviso, fece questo gesto dispregiativo e "poco intelligente" senza pensare che avrebbe, così facendo, ferito la sensibilità e la fede di milioni e milioni di mussulmani e danneggiato, sia l’Italia le cui sedi diplomatiche sono state oggetto di proteste, sia sé stesso, perché da quel momento in poi doveva andare sempre con la scorta e la paura di attentati. Dopo qualche tempo questo stesso ridicolo personaggio ammise l’errore e chiese scusa. Spesso gli occidentali, però, ignorano o trasgrediscono volontariamente questo codice morale che è sacro per i mussulmani: non toccate alle cose sacre quali Dio, profeti, luoghi sacri, Corano… Quando dei giornalisti in Occidente scrivono o fanno satira dovrebbero- ed è un obbligo morale a mio avviso, oltre che deontologico- avere la sensibilità e l’intelligenza intellettuale di non offendere il credo e la fede di chi ancora, come loro e la loro civiltà, non è arrivato o non vuole arrivare, a quella fase di scherno e di presa in giro dei simboli religiosi sacri. E’ una questione d’opportunità e di buona educazione. E’ un conto la critica costruttiva e il giornalismo d’indagine che milita per la verità e la giustizia, ma è un’altra cosa, opposta alla prima, il giornalismo strumentale e della derisione, che getta fango in modo fazioso e dichiaratamente dispregiativo sull’altro. L’increscioso attentato di Parigi contro il giornale satirico Charlie è un atto di disumana violenza e c’insegna oggi tante cose che: “la libertà d’espressione è così preziosa e cara da non scambiare, persino con la propria vita”, come dico io al pari Voltaire. E come ribadisco sempre: se impedite agli uomini di parlare e d’esprimersi è come se  avreste messo le sbarre davanti ad ognuno di loro.” Fermo restando la ferma condanna della violenza, occorre però riflettere sull’utilizzo a volte sbagliato della stessa libertà d’espressione. Chi usa la penna e la satira o il pennello e la caricatura deve congegnare e veicolare un qualcosa d’etico, artistico, "comico di esilarante buon gusto" e magari se ci riesce  d'esemplare, avendo sempre presente che vi sono delle maniere intelligenti e sottili per comunicare delle emozioni, dei messaggi e che quando s’oltrepassano alcuni linee…, si armano le mani dei fanatici. Nello stesso tempo, non occorre scordarsi, che vi sono coloro che tramano, generano e muovono l’orrore per ottenere determinati risultati politici da simili attentati. Occorre perciò dare tempo alle indagini e non affrettarsi ad attribuire la responsabilità ad alcuni gruppi islamici o ad altri. L’inganno potrebbe proprio essere questo: la mano che ha agito è stata mossa da una mente diabolica diversa da quella che si è ipotizzato inizialmente. E solo il tempo ce lo saprà dire sicuramente.  

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Hamid Misk, scrittore.

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