sabato 10 gennaio 2015

J’accuse del 09/01/14 sull’11 settembre europeo: violenza, razzismo e islamofobia.



A dirla come Khaled Fouad Allam, uno degli studiosi dei fenomeni connesi all’immigrazione e alle dinamiche sociali e politiche in atto nel mondo arabo-islamico, l’unico modo per evitare altre attentati e violenze nel futuro e quindi una balcanizzazione del mondo occidentale, dove le minoranze islamiche, e non solo, verrebbero ancor di più emarginate, perseguitati e cacciati dalle società che le ospitano, è quello d’integrarle nel tessuto economico, politico e sociale delle società d’adozione. Solo in questo modo noi avremo delle generazioni dei figli degli immigrati pienamente consapevoli dei loro diritti e doveri e partecipi al progresso e al benessere delle nazioni dove sono nate e cresciute.

L’11 settembre di Parigi, la città dei lumi, e dell’Europa intera deve essere un segnale d’allarme a tutti i governi affinché elaborino delle politiche sociali ed economiche in grado, direi mutuando dalle parole di Fouad Allam, ma con un mio lessico:  " di far tornare le periferie sociali al centro della pianificazione politica", non solo per quanto riguarda gli immigrati regolarmente presenti nei paesi, ma anche per gli stessi europei che si sono impoveriti in quest’ultimi anni a causa della forte recessione economica che ha investito l’economia europea e mondiale. Le banlieue francesi oggi, e magari italiane domani , spagnole, tedesche...ecc saranno la fonte dello scontro sociale e di civiltà se non s’interviene oggi con dei provvedimenti adeguati. Direi concludendo, che lo scontro di civiltà, come ha teorizzato Huntington, lo studioso americano, dopo la caduta del muro di Berlino, in modo strumentale e poco oggettivo, è possibile, ma potrebbe a mio avviso essere evitato, se i politici che governano il mondo usassero il buon senso e governassero come se fossero loro i profeti della tolleranza e della convivenza tra le diversità. Il mondo e la stessa “selvaggia mondializzazione intrapresa da anni”, non potrà avere un avvenire se si continua a trattare le questioni politiche e sociali che oppongono il mondo arabo-islamico all’Occidente con il solito uso della forza e della prepotenza militare. Occorre invece proprio come dice Khaled Fouad Allam: guardare l’altro diverso da noi come un simile a noi, eguale nei diritti e nei doveri, e nelle responsabilità del mantenimento della pace, della sicurezza sia di quelle stesse società di adozione, sia direi facendo un discorso più generale dell’intera area del Mediterraneo e del Medio - oriente.     

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Hamid Misk, scrittore.

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