giovedì 15 gennaio 2015

J’accuse del 15/01/14 sulla strategia dietro il riabbasso del prezzo del petrolio nei mercati mondiali.



Esiste da tempo un chiaro convincimento che per abbattere l’economia dei paesi nemici ogni arma è buona, purché questo stesso nemico smetta di dare fastidio a coloro che vogliono controllare il pianeta. Da settembre scorso il prezzo del barile di petrolio sta calando. Ben per noi, giustamente direbbe un attento osservatore, dal momento che tale calo ha inciso molto sulle nostre tasche e soprattutto sui prezzi al consumo, e magari sulla ripresa economica sempre incerta e lenta nei paesi  occidentali e non. Ma la domanda che si pone: come mai questo è avvenuto? E quali sono gli obbiettivi di tale manovra? La risposta è chiara come il sole: i paesi produttori in seno all’Opec si sono divisi in due gruppi:
A-     I paesi sunniti capeggiati dall’Arabia Saudita
B-     Paesi come l’Iran, la Russia, il Venezuela, i quali perseguono politiche autonome e tradizionalmente ostili al nuovo ordine mondiale.
Non vorrei annoverare la causa o le cause che hanno portato a questa divisione dell’Opec, ma certamente quello che sta avvenendo in Medio-oriente e che ha visto in quest’ultimi anni l’acuirsi della guerra civile in Iraq, Siria, yemen, Libia... ha un legame diretto. La Russia e l’Iran- con il loro  programma nucleare e ambizioni di leadership , rispettivamente mondiale e regionale - principali sostenitori del regime di Assad sono nel mirino: “il barile del sangue al posto del barile petrolio. La strategia va bene per l’Occidente consumatore, ma non lo è altrettanto per le casse di questi paesi. Ieri il presidente iraniano Mosawi ha avvertito: che sia ben chiaro, “il calo del prezzo del petrolio non inciderà sull’economia iraniana nella stessa misura in cui lo farà per i paesi sunniti”. E’ una lunga a lungo termine di cui nessuno sarà il vincitore.


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Hamid Misk, scrittore.

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