martedì 3 febbraio 2015

J’accuse del 03/02/15 sull’etica nella politica


Sull’etica: O c’è l’etica nella politica o non c’è. Non esiste una mezza via: un miscuglio di machiavellismo e di etica. Quello a cui noi assistiamo nella vita pubblica delle degenerate democrazie odierne è un venir meno dell’osservanza dei valori fondativi della stessa democrazia. La democrazia si fonda sul rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali degli individui, dei gruppi, delle minoranze e delle società, tutte messe assieme, in bell’equilibrio. Quando uno di questi componenti cerca di prevalere sull’altro, abbiamo uno snaturamento della stessa democrazia. Essa in parole semplici diventa la dittatura di uno e dei pochi sul resto della società o le società umane. Sappiamo bene quanto tempo e quanto è costato all’umanità per arrivare a queste conquiste democratiche e sociali. Tanto tempo e tante rivoluzioni. Da qualche tempo però assistiamo ad uno smantellamento dei valori e dei diritti individuali e collettivi a favore di questi pochi di cui ho parlato poco fa. Spesso nei miei J’accuse avevo parlato in questo caso di un “ritorno del medio-evo” ed infatti noi oggi con il prevalere di queste minoranze dittatoriali e cupole criminali che hanno carattere medievale, antisociale e antidemocratico assistiamo agli stessi conflitti sociali di un tempo. Si cerca oggi attraverso questa “danza delle carote” ad asservire i politici e i rappresentanti dei popoli ad un disegno cupo e infausto che mira a ripristinare l’ignorantissimo, a giustificare le disuguaglianze in nome della libertà dei pochi e ad affamare i popoli del mondo. Bisogna dire no alla a questa carota avvelenata e lottare per gli ideali di fratellanza e uguaglianza tra gli individui e i popoli.

La danza delle carote

La carota mi tenta
E’ saporita e succulenta
Ne mangerei come un coniglio
Eppure se me  ne privo…
Non saprei come resterei vivo
La guardo e mi bisbiglio…

In fondo che bella metafora
Quella delle danze ora
Le carote girano come le farfalle
E mi fanno girare la testa
Facendomi sentire dentro la tempesta
Con le onde che mi spingono sulle spalle

La carota è un simbolo
E fa rima con il pendolo
E ombra con un bastone
E solo l’idea d’esserne travolto
Si riflette in angoscia sul mio volto
Che destino beffardo e cafone!


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Hamid Misk, scrittore.

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