giovedì 19 marzo 2015

J’accuse del 18/03/15 Dialogo tra un padre tunisino e suo sulla carneficina del museo Bardo in Tunisia


J’accuse del 18/03/15 Dialogo tra un padre tunisino e suo sulla carneficina del museo Bardo in Tunisia

All’improvviso, in un giorno di primavera bello e soleggiato,  il museo Bardo di Tunisi si trasforma in  un Colosseo! Che cosa succede? Degli uomini armati fino al collo, appartenenti al cosiddetto Stato  Califfato islamico assaltano il museo e uccidono dei turisti stranieri che sono venuti in pace ad ammirare i tesori e l’arte del paese nord-africano. Ci vollero pochi minuti perché la sconvolgete notizia facesse il giro del mondo: la Tunisia è ferita nel cuore, colpita in ciò che  le è più prezioso e caro: la sua economia, la sua stabilità, la democrazia appena conquistata  con tanta fatica tanti sacrifici e tante rinunce. Occorre dirlo e sottolinearlo; la Tunisia ci ha insegnato com’è essenziale il rispetto delle regole del gioco democratico e il riconoscimento reciproco, altrimenti una Rivoluzione fallisce: "vecchio regime" e partito Al Nahda coabitano oggi assieme per il bene supremo della Tunisia e soprattutto per preservare la pace nel paese maghrebino. Ma ahimè ciò che succede negli altri paesi arabi non poteva e non può non avere delle ripercussioni  su un paese minuscolo ma significativo, ritenuto unanimemente da tutti gli esperti come un esempio per tutti i paesi arabi. Un’altra volta dobbiamo chiedersi di chi è la responsabilità di chi ha sconvolto la Libia e la Siria e di chi non ha difeso la democrazia egiziana. Inutile, inutile ripetere che chi pianifica il caos riceverà il caos ed è questo il tema centrale di un dialogo tra un padre tunisino e suo figlio a seguito dell’attentato contro il museo Bardo:

Papa: hanno attaccato il museo, figlio mio!

Figlio: no papà!

Papà: che cosa stai dicendo figliolo?

Figlio: hanno attaccato tutto il popolo tunisino e la civiltà umana. Ma perché l’hanno fatto? Perché? C’è una ragione?

Papà: è assurdo figlio! Qualunque ragione non poteva giustificare quell’atto disumano. Uccidere degli innocenti, dei poveri turisti. No, no, no…erano i nostri ospiti. Dovevamo proteggerli

Figlio: ma perché loro quando bombardano le nostre città e uccidono con le bombe intelligenti nessuno s’indigna. Tutto è giustificato.

Papà: stai parlando d’Israel o degli americani?

Figlio: e di chi?

Papà: loro sono i padroni del mondo e fanno come li pare…

Figlio: non è giusto papà. Sono loro che hanno creato l’odio e quello che viene chiamato l’Isis!

Papà: non lo so e non m’interessa. A me importa solo la pace e la dignità del popolo e sono pronto a difenderla con ogni mezzo.

Figlio: ma non abbiamo armi più efficaci di questi?

Papà: inventali figlio…

Figlio: dato che non voglio usare le armi che uccidono, voglio davvero diventare un inventore. Grazie papà,
grazie.

Papà: e quali armi vorresti inventare?

Figlio: Delle armi nuove che faranno risvegliare gli uomini e rappacificarli.

Papà: stai sognando figlio!

Figlio: no,  sto parlando seriamente: voglio inventare delle armi intelligenti anche io!

Papà: ma smettila, non voglio sentire questa parola. Preghiamo ora per la pace.

Figlio: preghiamo, preghiamo.

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Hamid Misk, scrittore.

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