martedì 19 maggio 2015

J’accuse sull’impresa dell’Eroe Sobuy Khalifa , l’uomo del Bangladesh che ha salvato la donna ebrea che annegava.





Che bella storia è quella di Sobuy Khalifa! Immigrato clandestino, senza casa né lavoro, residente a Roma sulle rive del Tevere. Lì aveva stabilito la sua dimora tra i ponti e i ruscelli che finiscono nel fiume romano. Viveva sognando una vita migliore con quel poco che riusciva a guadagnare pulendo i toilettes del mercato rionale o i vetri delle macchine ai semafori. Ma lui stesso aveva confessato qualche tempo addietro: con la crisi i romani sono diventati nervosi e aggressivi; qualcuno pure lo insultava dicendogli: tornatene a casa tua sporco marocchino! Ah Sobuy non sa che cosa la cattiveria. Egli rispondeva sempre grazie anche a chi lo mandava a quel paese…Ah! Sorrideva guardando le onde del Tevere e si sussurrava: m’avreste voi o onde portate un giorno una bella notizia e magari la speranza tanto attesa! Così quelle onde sibilline che diventano cristalline ogni alba e dorate ad ogni tramonto lo accontentarono. Una mattina mentre sobuy osservava il via vai dei passanti sulle panchine del fiume, vide una donna gettarsi all’improvviso nell’acqua. Egli capì subito che la donna voleva farla finita. Ogni attimo era prezioso e il bengalese non ci pensò due volte…, la seguì e l’afferrò portandola alla riva e alla salvezza. La donna fu salvata e sobuy con questo gesto dimostrò al mondo quanta generosità e quant’amore provava per la vita. Che bella storia è questa dai molteplici e sibillini significati: un mussulmano che salva un’israeliana…, un cittadino senza dimora che sorride al mondo, a quel mondo che aveva dimenticato l’amore la generosità di cui egli ha espresso con la sua azione, nella città eterna, la città del Papa, la città che deve imparare da questo gesto umile ed eroico i valori universali della carità, del sacrificio. Della solidarietà e dell’amore. Grazie Sobuy.

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Hamid Misk, scrittore.

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