martedì 1 dicembre 2015

J’accuse sull’accusa di Papa Francesco contro il Neocolonialismo dei paesi più ricchi della Terra


Durante le mie lunghe riflessioni sulle piaghe che ha preso il pianeta terra a partire dalla seconda guerra mondiale in poi, sono sempre arrivato alla chiara ma facile conclusione che nulla è cambiato nel rapporto che oppone i paesi poveri a quegli ricchi, ossia seguendo un modo di dire assai più chiaro direi il rapporto tra i colonizzati e i colonizzatori. In verità, il colonialismo, così come le realtà che ne sono investite, si è tramutato ed evoluto e ha messo a punto, grazie anche alle nuove tecnologie e alle nuove modalità di arricchimento economico e finanziario, nuovi mezzi di sfruttamento e di schiavizzandone a livello globale, determinando così un nuovo assetto coloniale, assai peggiore e spietato di quello precedente. E trattasi di un nuovo colonialismo a distanza, il quale non necessità di una vera e propria occupazione militare, come avveniva nell’ottocento e nel novecento, io gli ho conferito il concetto di “ colonialismo a distanza”: cioè vale a dire che grazie allo sviluppo scientifico e tecnologico, i paesi più ricchi del pianeta terra controllano intere aree geografiche sia dal punto di vista politico che economico, determinando le loro sorti nel bene e nel male, a seconda dei" loro mercati", delle "loro transazioni economiche£ e delle" loro scelte politiche"- sempre dei loro e mai dii nostri-  che vengono fatte di volta in volta. Mi piace qui a titolo simbolico ricordare un pezzo del discorso del presidente Truman nella Pennsylvania Avenue, a Washington: lo sviluppo e la produzione industriale vengono ritenuti come la chiave per risolvere i problemi del sottosviluppo. Produrre, consumare…, e magari il presidente Truman allora ignorava i pericoli dell’inquinamento che l’attuale Conferenza di Parigi sul clima sta tentando di risolvere. Beh! Nessuna giustizia ha avuto la terra e nessuna lungimiranza dimostrano i suoi capi politici. Saluto le parole di Papa Francesco, il quale non tollera più le menzogne del suo mondo: "Abbiamo bisogno, e vogliamo un cambiamento". "Parlo di problemi comuni a tutta l'umanità". Questo sistema non regge, gli umili lo hanno capito prima degli scienziati. "L'ho detto e lo ripeto: terra casa e lavoro sono diritti sacri". E ancora: no alla economia del dio denaro, agli interessi di chi saccheggia la madre Terra, al neocolonialismo e al monopolio della ideologia dei media.

Concludo io dicendo: il mondo ha bisogno di maggiore giustizia e umanità per continuare ad essere e ad esserci.

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Hamid Misk, scrittore.

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