sabato 13 febbraio 2016

J’accuse del 12/02/2016 sull’assassinio del ricercatore italiano Giulio Regeni



E’ una vicenda assai commovente e simbolica  quella di Giulio Regeni. Un ragazzo nella primevra della vita con tante ambizioni e sogni ma soprattutto con quel coraggio che non è dei molti: andare in un paese arabo per indagare e capire le ragioni e le cause che hanno portato a far abortire una grande rivoluzione egiziana e farla sostituire con una giunta militare capace di tutti gli orrori e gli assassini pur di far tacere per sempre chi poteva, come Giulio Regeni, venendo a conoscenza dei tanti crimini commessi dal regime del Sissi, farli diffondere al mondo. Ma il mondo già sa la natura del regime egiziano. Probabilmente Regeni voleva tramite gli articoli che inviava ad un giornale comunista come il manifesto sensibilizzare  quella coscienza civica dell’Occidente ancora addormentata e insensibile alle sofferenze e alle tragedie del modo arabo e in particolare di quest’Egitto martoriato e martirizzato in nome della conservazione di alcuni interessi locali, quali quelle della borghesia e dell’istituzione militare e quelli internazionali rappresentati dell’eterna sicurezza dello Stato ebraico, alla sicurezza della navigazione nel canale di Suez e alla stabilità del Medio-oriente… Insomma il povero Regeni è stato sacrificato da chi non teme rappresenta glie né sanzioni dallo Stato italiano, in nome degli stessi interessi che hanno fatto arrestare il processo di democratizzazione del paese arabo e dell’intero mondo arabo. La breve vita di questo ragazzo coraggioso e ilare non deve essere in vano e il suo assassinio deve costituire un segnale d’allarme sia per il suo paese Italia che dovrà indagare e punire i colpevoli sia per l’intero Occidente di rivedere la sua strategia in Egitto.


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Hamid Misk, scrittore.

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