mercoledì 16 marzo 2016

J’Accuse sul principio d’Autodeterminazione- Questione del Sahara Occidentale.

J’Accuse sul principio d’Autodeterminazione- Questione del Sahara Occidentale.

Se applicassimo rigorosamente il principio dell’autodeterminazione dei popoli sancito dalla Carta Atlantica e dallo Statuto delle Nazioni Unite, avremmo non solo gli attuali 196 Stati nazionali, ma una quantità inimmaginabile con tutti gli sconvolgimenti geopolitici, sociali ed economici che ciò avrebbe avuto sulle diverse aree geografiche interessate da tali divisioni. Questo principio, per chi non lo sapesse, fu concepito in un’epoca storica caratterizzata dal colonialismo e dall’occupazione dei paesi più ricchi e industrializzati del pianeta a danno di quelli poveri. Si voleva, tramite questo riconoscimento all’autodeterminazione affrancare questi popoli dalla morsa dei loro occupanti sfruttatori.  Così crollarono gli Imperi coloniali e tanti popoli conquistarono sì il loro auto-governo, ma non l’affrancamento vero e proprio insito nel principio dell’autodeterminazione. E fu davvero una pia illusione! Dal Colonialismo si passò ad altre forme di controllo e di sfruttamento: appoggio di dittature militari complici, strumenti finanziari creativi, indebitamento delle economie dei paesi affrancati, ecc… Ora, se noi oggi andiamo a vedere quello che sta succedendo in Nord-Africa dal 1975, ci rendiamo conto, a mio modesto avviso, dell’incongruenza e dell’assurdità generati proprio da chi si appella a tale principio.  Abbiamo un territorio desertico lungo e largo come l’Italia, la cui popolazione non supera il mezzo milione di persone, conteso dalla vicina Algeria, che sostiene dei separatisti che si sono già autoproclamati indipendenti, ma che oltretutto non rappresentano la maggioranza di tale popolazione. Abbiamo la Spagna, ex potenza colonizzatrice del Sahara, la Francia e le altre potenze europee che sembra non vogliano impegnarsi seriamente per risolvere in modo definitivo questa annosa questione. Il problema del Sahara Occidentale è stato causato proprio dal loro duplice colonialismo in Marocco. Tutte queste ultime sembra giovarle una situazione di divisione e di tensione nel Maghreb.  Tanto si direbbero tra di loro: “Meglio divisi che uniti!”. Ipotizziamo però che il diritto all’autodeterminazione venga applicato nel vecchio continente: allora avremo una catatonia indipendente, in Spagna, una Corsica indipendente in Francia, un’Irlanda indipendente in Inghilterra  e un Alto Adige indipendente in Italia e così via. Avremo un’infinità di stati, quanto sono le etnie e le minoranze. In verità, il principio dell’autodeterminazione ha un senso quando si tratta di realtà storicamente radicate e riconosciute. Quando si vuole creare uno Stato ad hoc per dividere o accontentare dei mercenari o un paese influente come l’Algeria, allora non si parla più di autodeterminazione ma di geopolitica e di rivalità regionali. La dirigenza algerina, e non il popolo algerino, continua in modo spudorato a sostenete la tesi dell’indipendenza del Sahara, ipotecando in questo modo l’avvenire di tutta la regione. Non vi basta tutto il Sahara che avete derubato? In questo contesto s’inseriscono le dichiarazioni di BanKi Moon, attuale segretario delle Nazioni Unite. Egli ha affermato che il Sahara è occupato! Da chi caro Ban? Dal suo vero titolare, ossia il Marocco. Pensiamo, in fine, che dietro le dichiarazioni del Segretario generale c’è non solo l’ingratitudine verso il Marocco e l’idiozia di chi rifiuta la soluzione dell’Autodeterminazione (autogeverno)  offerta dal governo di Rabat ai separatisti, ma anche un complotto internazionale volto a destabilizzare l’aera del Maghreb

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Hamid Misk, scrittore.

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