giovedì 28 aprile 2016

J’Accuse sull’assassinio di Giulio Regeni: un simbolo per la democrazia




Si dice sempre che quando scoppiano le guerre, la verità è la prima vittima a cadere, . Prima che venisse assassinato il ricercatore italiano Giulio Regeni , decine di magliaia di egiziani sono stati arrestati, assassinati e fatti sparire . La loro colpa era quella di aver manifestato o pronunciato la parola democrazia o il ritorno del presidente deposto Morsi; ciò era sufficiente per incappare nella galera, la tortura e la morte sicura. Di questi poveri Cristi, nessuno, però, aveva mai parlato. Né i media né i governi europei, quasi complici, al pari dei mandanti di questi fatti. Ora l’uccisione del ricercatore italiano presumibilmente da parte dei servizi egiziani sembra essere diventata l’occasione inaspettata per ridare voce e slancio alla causa della democrazia e dei diritti umani in Egitto.Pressato dall’opinione pubblica italiana e dalle Associazioni dei diritti Umani e della società Civile italiana Il Ministro degli Affari Esteri italiano Gentiilone insiste,: “vogliamo la verità...” E magari aggiungerei “vedere il volto  dei colpevoli”. E chi saranno coloro che hanno autorizzato la violenza e lo stupro del corpo del povero Giulio?  Sarebbe questa la condizione per la continuità delle Relazioni tra i due paesi?  Possiamo noi come democrazia e Civiltà accettare di avere delle relazioni o sostenete un regime che tortura, uccide e stupra i suoi cittadini? La mia Accusa è rivolta non solo agli egiziani responsabili, ma anche a chi in Europa, come fa ultimamente la Francia, a sostenere e  armare questi regimi. La risposta è chiara come il sole: non possiamo continuare a sostenere i dittatori e nel contempo a chiederci perché nascono fenomeni e realtà ostili e orrende come l’Isis. In questo senso e sotto quest’ottica, l’Occidente è reo di fomentare lo stesso terrore che lo colpisce. Siamo davvero arrivati ad un vicolo cieco e senza uscita. La vicenda di Regeni evidenza le contraddizioni e le responsabilità occidentali in Egitto. Si doveva sostenere la giovane democrazia egiziana ed era questo il miglior modo per conquistarsi l’amicizia e la solidarietà dei popoli arabi.  

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Hamid Misk, scrittore.

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