domenica 6 novembre 2016

J’Accuse del 6/11/2016 sulle chimere della settima Leopolda renziana

J’Accuse del 6/11/2016 sulle chimere della settima Leopolda renziana

Le adunate leopoldiane sono diventate oramai i momenti per eccellenza della retorica politica Renziana la cui sinrassi e le cui regole grammaticali sono ben dettate dalle congiunture politiche e socioeconomiche del paese Italia. Chi ha mai potuto immaginare che un signor di nome Matteo Renzi, sindaco di una città importante ma non determinante nello scacchiere politico italiano, potesse diventare, in pochi anni,  l’Ago della bilancia degli equilibri politici italiani? Ciononostante, non sia più valido quel discutibile e scandaloso patto del Nazzareno che lo ha portato alla conquista di Chigi. Sappiamo bene, e non ci siamo affatto scordati delle vicende e dei poteri forti che hanno intronizzato il Sindaco come Presidente del Consiglio dei Ministri.
Renzi ancora un’altra volta, in un’altra Leopolda, esibisce i suoi muscoli, usando un linguaggio machiavellico, imperniato da termini calcistici, che vanno sempre di moda, e attacca i suoi avversari e coloro che la pensano diversamente da lui. Usa la parola Derby per parlare del Referendum Costituzionale del prossimo 4 novembre. E dice.: è un derby tra passato e futuro, tra cinismo e speranza, tra la nostalgia e il domani. Lo possiamo spiegare nel merito quanto vi pare: abbiamo smascherato le bufale. Noi abbiamo un’unica possibilità: recuperare la dimensione forte e bella della politica andando non soltanto casa per casa, ma incontrando alla gente. Questo futuro non riguarda noi, ma un Paese che deve scegliere se essere la patria del Gattopardo o dell’innovazione, la patria dell’ennesima occasione perduta oppure no”. Certo a seguire le parole di Renzi, sembra tutto ok. Ci si sente nelle mani di un profeta, che alla sua settima Leopolda, sta cercando di convertire più gente alla sua religione. E quale questa religione profeta Renzi? Volendo adoperare la stessa sua terminologia, vorrei finire questo breve articolo che se lei è davvero un profeta intenzionato a far del bene a questo paese, allora farebbe bene che nel Derby di cui parli vinca il bene sul male, il lavoro sulla disoccupazione, l’intelligenza sulla furbizia, l’umiltà sulla prepotenza, le istanze del suo stesso partito sulle sue inventate Leopolde! Insomma che vinca lo spirito costruttivo su ogni propaganda volta a creare confusione e ad ingannare gli italiani.

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Hamid Misk, scrittore.

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