martedì 11 luglio 2017

J’Accusedel 11/01/2017 sulla fine imminente dello Stato Islamico


Vorrei avere un altro olfatto
Ed essere mai disfatto!
Il Califfato è ridotto in macerie...
ed in infiniti frantumi
Mi domanderete dove sono i lumi?
Se dappertutto regnano le miserie

Quanto sono lontani!
I tempi andalusi e ottomani 
Oggi che i russi e  americani.
calpestano ogni giardino
ogni sentiero sibillino 
Tra mille affanni

La Conferma dell’uccisione del Califfo Abou Bakr al Baghdadi da parte dell’Isis e le notizie sui combattimenti a Mosul e Raqqa danno l’impressione, sennò la certezza matematica, che la fine del Califfato è imminente.  Eppure si continua a combattere in tutto il territorio ancora controllato dai suoi combattenti come se l’idea di arrendersi al nemico, fosse stata cancellata per sempre dalla mente di coloro che hanno aderito a questo progetto tanto temuto e tanto distruttivo sia per gli stessi popoli mussulmani dell’aera medio-orientale, sia per gli stessi interessi economici e geopolitici delle potenze regionali e internazionali i campo.
In verità l’idea stessa del Califfato stesso sia stata rimossa nei secoli dagli stessi popoli mussulmani, nelle varietà geografiche, etniche e politico-culturali.  L’impossibilità di poter ricostruire un’unità politicao-religiosa delle Comunità islamiche aveva ostacolato qualunque progetto in tal senso.  E se nei secoli passati si sono affermati degli Imperi quali quello arabo-andaluso in Spagna e quello Ottomano nell’Europa Balcanica è soprattutto perché l’Islam aveva saputo organizzarsi politicamente, riuscendo ad integrare realtà e culture diverse, confrontandosi con esse e traendole nelle sue sfere d’influenza. Quell’islam non aveva nulla a che vedere con la Jihad professata oggi dall’Isis. Era un Islam basato sula parola Ijtihadossia il compimento di uno sforzo quotidiano e duraturo per migliorare la propria sorte e quella della propria comunità. In questi secoli dove aveva brillato la civiltà arabo-islamica i mussulmani avevano brandito non solo le spade, ma anche la luce delle loro scoperte scientifiche e delle invenzioni tecnologiche. E tutti i popoli della terra apprendevano e s’ispiravano da loro.

Oggi mentre sta crollando questo Califfato del terrore, dell’oscurantismo e delle vendette, non sappiamo più che cosa pensare! Mi direte che si combatte per la democrazia? Questa è una parola troppo abusata. Se andiamo a porre la stessa domanda ai presunti jihadisti, che cosa risponderebbero? Nulla credo se pensassero a tutte le distruzioni causate in nome dell’Islam, e soprattutto a ciò che ho appena detto riguardo all’impero arabo-andaluso e quello ottomano.  L’idea del Califfato in questo caso, si riduce ad un mito abusato e abusivo, persino troppo infangato. Il problema del Medio-oriente è un problema non solo legato al terrorismo di singoli gruppi, o se preferite al fondamentalismo di matrice islamica o ebraico-cristiana,o quello di singoli o gruppi di stati stati, ma soprattutto a chi aveva designato dei confini con la riga e il compasso, badando solo ai propri interessi e non agli interessi di questi popoli e alla pace in generale. Inglesi, francesi e americani con i loro alleati sunniti da una parte e dall’altra i russi e i loro alleati sciiti si combattono ciascuno per affermare un’idea di mondo con la propria sopravvivenza e i propri interessi nazionali. L’Iraq, la Siria, la Libia e chi sa altro ancora sono i teatri di scontri regionali e internazionali. La fede religiosa non c’entra, ma la follia e l’assurdità delle azioni umane, a dir poco umane.

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Hamid Misk, scrittore.

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