venerdì 4 agosto 2017

J’Accuse sul discorso del Re del Marocco in occasione della Festa del Trono del 30/07/2’17




Breve, sintetico e rivoluzionario, il discorso del Re del Marocco Mohammed VI pronunciato in occasione della festa del trono che ricorre ogni 30 giugno d’ogni anno, s’inserisce in un contesto assai più delicato dell’anno precedente sia sul piano interno che internazionale. Oltre alla spinosa questione del Sahara occidentale che si sta sempre più annodando con un’Algeria ( e la sua creatura Polisario) sempre decisa ad usare ogni mezzo per boicottare ogni soluzione negoziale della questione, compresa quella di fare pressione sui paesi africani, l’Unione Europea (e non solo) a non avere relazioni commerciali e diplomatiche con il Marocco, si aggiunge l’annosa questione del cosiddetto “sommovimento del Rif” che è scoppiato a seguito del drammatico incidente  in cui è morto il commerciante di pesce Mohcine Fiqri.  Sebbene tale protesta simboleggia sia legittima ed abbia radici politiche e storiche ben radicate nella mentalità e nella cultura di queste popolazioni, essa viene strumentalizzata da più parti,  interne e internazionali, per destabilizzare l’unico paese rimasto stabile e sicuro nel mondo arabo, a seguito delle cosiddette “primavere arabe”, essa riflette un problema molto sentito nel paese, spesso approcciato e curato con strumenti e leggi inadeguate nel passato, ma pur sempre rimasto irrisolto e fonte di sofferenze e di immani disuguaglianze nel paese. In sintesi, il Re Mohammed VI, benché evita di soffermarsi direttamente sulle rivolte del Rif Egli tocca e stigmatizza le cause che avevano dato luogo a queste rivendicazioni politiche ed economiche. Difatti l problema del malessere di queste regioni è insito ed è direttamente proporzionale, se vogliamo usare espressioni matematiche, al grado di sviluppo economico e umano raggiunto e alla conseguente ingiustizia e marginalizzazione subite nell’ambito del sistema dello stato marocchino. Il sovrano marocchino non usa mezzi termini e questa volta ammonisce i partiti politici marocchini rei di essersi aperti, democratizzati e adeguati alle norme dell’ultima Costituzione approvata nell'estate 2011, varata a seguito del sommovimento del 20 Febbraio dello stesso anno. Il Re accusa i partiti di mettere in primo piano i loro interessi particolari e non quelli della Nazione e va oltre chiedendo l’apertura di una nuova era tra cittadini e Pubblica Amministrazione marocchina, all’insegna della trasparenza, della responsabilità e della rendicontazione delle risorse amministrate da quest’ultima. “I politici come funzionari politici debbono rispondere della corruzione, degli abusi, della mala amministrazione “ribadisce il Re con un tono deciso, con la mente e il cuore verso un paese che ha tanto bisogno di stabilità, di sviluppo e di pace. Questa stessa attenzione è stata rivolta in modo simbolico e politiche alle istanze del Rif. S’ alle rivendicazioni legittime ma non al caos e alla destabilizzazione del paese.  Se poi guardiamo dalla finestra simbolica del Paese Marocco quello che sta succedendo in, Tunisia, Algeria e Libia, quest’ultima sacrificata dalla Nato per interessi e logiche ancora non chiare e oggi in balia dei trafficanti d’uomini e dei governi di Roma e di Parigi, non possiamo non lodare e apprezzare lo sforzo di democratizzazione e di modernizzazione compiuto finora in Marocco.  Aveva forse ragione quello che disse: ogni popolo ha il governo che si merita?

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Hamid Misk, scrittore.

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